Mutui: il rialzo BCE dimezza il vantaggio del variabile sul fisso

Con il rialzo dell'11 giugno 2026, la Banca Centrale Europea ha chiuso una fase di tassi fermi durata dodici mesi inaugurando quello che gli analisti definiscono un approccio possibilmente più restrittivo da parte dell'Eurotower. Il risparmio di chi ha scelto il variabile rispetto al fisso si è già dimezzato — da circa 12.000 a 6.650 euro sull'intera durata del mutuo — e il presidente della Deutsche Bundesbank Joachim Nagel ha dichiarato che la BCE è pronta ad aumentare nuovamente i tassi a luglio, se necessario. Il tempo a disposizione per scegliere con vantaggio il tasso variabile si sta esaurendo rapidamente.

Le simulazioni: dove sta il vantaggio oggi

Prima del rialzo di 25 punti base, su un mutuo da 100.000 euro a 20 anni, la differenza mensile tra variabile e fisso era di 40 euro: rata di 534 euro contro 574 euro a tasso fisso. Dopo l'11 giugno, con il Tan medio del variabile salito dal 2,58% al 2,83%, la rata variabile tocca 546 euro e il risparmio mensile scende a 28 euro. Il risparmio complessivo — calcolato da Mutuionline sull'orizzonte medio effettivo dei contratti, pari a circa 25 anni — scenderebbe da circa 12.000 a 6.650 euro. Il quadro peggiora nell'ipotesi — non speculativa, visto l'avvertimento di Nagel — di un secondo rialzo entro fine 2026:

ScenarioRata mensile variabile (100.000€/20 anni)Risparmio mensile vs fisso
Prima del rialzo giugno 2026534 €40 €
Dopo rialzo +25 bp (11 giugno 2026)546 €28 €
Ipotesi ulteriore +25 bp entro 2026559 €15 €

Il mercato ha già scelto: fisso al 92,3%

I dati del secondo trimestre 2026 parlano chiaro: il tasso fisso rappresenta il 92,3% delle nuove domande di mutuo, contro il 2,8% del variabile. Il Tan medio del fisso a 20-30 anni si attesta al 3,38%, e i tassi sui nuovi mutui — già al 3,91% secondo l'ultima rilevazione Bankitalia — sono destinati a superare il 4% secondo la Federazione autonoma dei bancari italiani. Chi richiede oggi un mutuo lo fa in media per 145.181 euro, su immobili con valore medio di circa 226.000 euro e una durata media di 24 anni e otto mesi.

La BCE alza i tassi: mutui più cari e corsa al fisso per le famiglie italiane
Una mano utilizza una calcolatrice circondata da documenti finanziari su una scrivania. Foto di Mikhail Nilov su Pexels

Effetti su debito pubblico e imprese

Il rialzo non riguarda solo le famiglie. L'Italia deve finanziare emissioni nette per 173 miliardi di euro nel 2026, su un totale lordo di 528 miliardi. Il costo medio alle emissioni dei titoli di Stato nel 2026 è al 2,81%, in calo rispetto al 3,4% del 2024, ma il ritorno restrittivo della BCE potrebbe invertire questa traiettoria sulle prossime emissioni.

Sul versante delle imprese, il presidente di Confesercenti Nico Gronchi ha criticato la tempistica: "La decisione di aumentare i tassi in una fase di crescita così debole rischia di aggravare le difficoltà dell'economia italiana ed europea. Un ulteriore aumento del costo del credito rischia di frenare investimenti e occupazione proprio quando sarebbe invece necessario rafforzare la fiducia e sostenere la domanda interna."

Quanto vale ancora il variabile?

Il calcolo è diretto: il vantaggio complessivo del variabile sul fisso si è già ridotto del 44,6% — da 12.000 a 6.650 euro sull'intera durata del mutuo, secondo Mutuionline [(12.000 – 6.650) / 12.000]. Con un secondo rialzo di 25 punti base, il vantaggio mensile scenderebbe a 15 euro, pari a circa 3.600 euro in vent'anni (15 euro × 12 mesi × 20 anni): una cifra che difficilmente giustifica l'esposizione alle future decisioni di Francoforte.

Per chi deve accendere un mutuo nei prossimi mesi, la vera domanda non è più se il variabile convenga in astratto, ma se il risparmio residuo valga l'incertezza. Con il fisso al 3,38% e Nagel che parla apertamente di luglio, la risposta per la maggioranza delle famiglie italiane sembra già scritta nei numeri.

Fonti

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