La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di riferimento di 25 punti base l'11 giugno 2026, con effetto dal 17 giugno. Per chi sta comprando la prima casa il messaggio è duplice: il tasso variabile perde parte del suo storico vantaggio rispetto al fisso, ma le garanzie statali e le agevolazioni under 36 continuano a rendere l'accesso al credito più agevole rispetto a un acquisto senza rete di protezione pubblica. La partita, oggi, non si gioca solo sulla scelta del tasso, ma sulla capacità di agganciare le misure dedicate ai primi acquirenti prima che il costo del denaro salga ancora.
Quanto impatta il rialzo sulla rata di un mutuo prima casa
A giugno 2026 il TAN medio del tasso fisso in Basilicata è sceso al 3,26% (dal 3,38% di maggio), mentre il variabile si attestava al 2,53% nelle prime settimane del mese. Dopo il rialzo BCE, il variabile salirà fino al 2,78%, comprimendo la forbice tra i due tassi da 73 a 48 punti base.
Tradotto in cifre concrete: su un mutuo ventennale da 150.000 euro — importo superiore alla media richiesta in regioni come la Basilicata (122.040 euro) ma allineato alla media nazionale (145.181 euro) — la rata variabile passerà da 797 a 815 euro al mese. L'aumento è di 18 euro mensili, che su vent'anni significano oltre 4.400 euro di interessi in più. Il risparmio rispetto al fisso, che oggi garantisce una rata di 851 euro, si riduce da 54 a 36 euro al mese.
Variabile prima casa: conviene ancora con le agevolazioni?
La risposta breve: conviene meno di prima, ma il Fondo di Garanzia Mutui Prima Casa (garanzia statale per facilitare l'accesso al credito dei primi acquirenti) e le agevolazioni under 36 cambiano il calcolo rispetto a un mutuo standard.
Matteo Favaro, COO & Managing Director Financial Product di MutuiOnline.it, segnala che «guardando ai prossimi mesi, gli analisti prevedono un possibile ulteriore rialzo dei tassi BCE di 25 punti base entro fine anno. In questo scenario, il TAN medio dei mutui variabili salirebbe al 3,03%, riducendo il divario con il fisso a soli 23 punti base. La differenza sulla rata di un mutuo ventennale da 150.000 euro sarebbe di appena 17 euro (834 contro 851)».
Per chi accende un mutuo prima casa con garanzia statale, la vera domanda non è se il variabile batte il fisso di 17 o 36 euro, ma se la rata sostenibile calcolata dalla banca (di norma non superiore al 30-35% del reddito familiare) regge un ulteriore rialzo. Con un variabile al 3,03% la rata si avvicina pericolosamente a quella del fisso, azzerando il beneficio senza eliminare il rischio di nuovi aumenti.
Cosa fare oggi: acquistare, surrogare o attendere
Le opzioni per chi compra la prima casa sono tre, con pesi diversi dopo il rialzo BCE:
- Accendere un fisso subito: il tasso fisso resta stabile e competitivo, con offerte che raggiungono il 3,04% nel confronto europeo. Per chi ha un reddito stabile e vuole certezza sulla rata, è il momento meno rischioso. Le agevolazioni under 36 e il Fondo di Garanzia restano attivi e accessibili.
- Accendere un variabile con surroga in tasca: il variabile resta più conveniente nell'immediato, ma la forbice si sta chiudendo. La surroga — gratuita per legge, senza spese notarili né commissioni bancarie — consente di trasferire il mutuo presso un altro istituto se i tassi fissi scenderanno. È un'opzione che richiede monitoraggio attivo.
- Attendere: chi può rimandare l'acquisto di qualche mese scommette su una stabilizzazione o su un calo dei tassi fissi. Il rischio è che la BCE proceda con un secondo rialzo entro fine anno, portando il variabile al 3,03% e rendendo l'attesa controproducente.
Il Fondo di Garanzia Mutui Prima Casa non scade ed è accessibile anche in regime di tassi crescenti: questa è la zavorra che permette ai primi acquirenti di non farsi paralizzare dall'incertezza sui tassi. La rata del fisso a 851 euro, con garanzia statale e le agevolazioni under 36, resta un punto di riferimento solido.
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